Amaranto: Proprietà, Benefici e Utilizzo in Cucina

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L’amaranto è uno pseudocereale antico dal fascino intramontabile, un tempo venerato come “grano degli Dei” dalle civiltà precolombiane. I piccoli semi di questa pianta erbacea hanno nutrito per secoli popoli come Inca e Aztechi, che ne apprezzavano il valore nutritivo straordinario. Oggi, dopo essere stato a lungo dimenticato e considerato alla stregua di un’erbaccia infestante, l’amaranto sta vivendo una nuova stagione di gloria nelle cucine moderne. È naturalmente privo di glutine,ricco di proteine, fibre e micronutrienti preziosi. Questo ingrediente “umile” ma potente può trasformare piatti semplici in autentici gesti di benessere quotidiano.

Scopriamo insieme i suoi valori nutrizionali, le virtù e come utilizzarlo al meglio in cucina.

Amaranto pianta

Valori Nutrizionali e Virtù dell’Amaranto

L’amaranto unisce bontà e benessere. Pur essendo utilizzato come un cereale, sorprende per il suo profilo nutrizionale completo ed equilibrato. È un alimento semplice ma nutrizionalmente denso. Capace di unire gusto delicato e valori nutritivi, diventa un alleato prezioso nella cucina naturale di tutti i giorni. In 100 grammi di semi di amaranto crudo troviamo circa 371 kcal: energia “buona” che proviene soprattutto da carboidrati complessi e grassi insaturi.

La ripartizione dei macronutrienti è armoniosa, con circa 13-14 g di proteine, 6-7 g di grassi (in prevalenza insaturi) e 58-65 g di carboidrati per 100 g. Spicca l’apporto di fibre alimentari, pari a circa 6-7 g su 100 g, un contenuto oltre tre volte superiore a quello del riso bianco. Queste fibre contribuiscono a modulare l’assorbimento dei carboidrati e a promuovere la sazietà, aiutando l’intestino a mantenersi regolare. I grassi presenti sono in buona parte acidi grassi polinsaturi benefici, mentre gli zuccheri semplici sono trascurabili (circa 1,5-2 g).

Dal punto di vista nutrizionale l’amaranto può essere definito un “superfood” naturale. Racchiude infatti un ventaglio di sostanze benefiche in un piccolo seme dal sapore delicato di nocciola tostata, ricco di nutrienti. Una volta cotto, quasi raddoppia il suo volume e peso. Ciò significa che con una porzione moderata possiamo saziarci a lungo attingendo a energia di qualità.

valori nutrizionali amaranto

Minerali, vitamine e antiossidanti naturali

Oltre ai macronutrienti, l’amaranto offre una miniera di micronutrienti essenziali. È particolarmente ricco di minerali come magnesio, fosforo, potassio, calcio, ferro, zinco e manganese, in quantità spesso superiori a quelle di cereali più comuni. Ad esempio, il potassio nell’amaranto raggiunge circa 508 mg per 100 g, un valore cinque volte maggiore rispetto a quello di cereali come il frumento o il riso. Anche il contenuto di ferro (7,6 mg/100 g) e magnesio (248 mg) è notevole, contribuendo rispettivamente al fabbisogno quotidiano di questi minerali chiave.

Non mancano le vitamine, in particolare quelle del gruppo B (B1, B2, B3, B6 e folati) indispensabili per il metabolismo energetico e la salute del sistema nervoso. L’amaranto fornisce inoltre vitamina E (antiossidante liposolubile) e persino un piccolo quantitativo di vitamina C, caratteristica insolita per un cereale/pseudocereale. Questa combinazione di vitamine e minerali supporta numerose funzioni dell’organismo: dai processi enzimatici alla produzione di energia cellulare, fino al sostegno delle difese immunitarie.

Un capitolo a parte meritano gli antiossidanti naturali presenti nell’amaranto. I suoi chicchi e le sue foglie contengono composti fenolici e fitonutrienti che aiutano a contrastare lo stress ossidativo e l’infiammazione cellulare. Grazie a queste sostanze, l’amaranto esercita un effetto protettivo sulle cellule, contribuendo a prevenire i danni dei radicali liberi e a mantenere l’equilibrio interno dell’organismo. Non c’è da stupirsi che venga spesso annoverato tra i piccoli “supercibi” naturali: nutriente sì, ma anche ricco di armonia tra leggerezza e potere nutritivo.

proteine e muscoli

Una proteina quasi completa

Uno degli aspetti più sorprendenti dell’amaranto è la qualità delle sue proteine. Pur essendo un prodotto vegetale, fornisce 8 amminoacidi essenziali, inclusa la lisina che invece scarseggia nei cereali tradizionali. Con 13-15% di proteine sul peso secco, l’amaranto è tra i semi più proteici in assoluto. Supera il contenuto proteico della quinoa e si avvicina a quello dei legumi, cosa rara nel regno vegetale. Basti pensare che una tazza di amaranto crudo (circa 180 g) può fornire oltre 25 g di proteine, praticamente il doppio di quelle presenti in una tazza di riso.

Inoltre, le proteine dell’amaranto hanno un valore biologico elevato e risultano altamente digeribili (fino al 90% viene assimilato). Questo significa che l’organismo riesce ad utilizzarle in modo efficiente per costruire e riparare i tessuti, rendendo l’amaranto un alimento interessante per chi segue diete vegetariane o vegane.

Un ingrediente che unisce equilibrio e semplicità

L’amaranto è un ingrediente che porta equilibrio in tavola. È l’emblema di una cucina consapevole e genuina: semplice nell’aspetto e nel gusto, ma mai banale nelle possibilità. Grazie al suo sapore delicato, con leggere note di nocciola tostata, l’amaranto si sposa bene con un’ampia varietà di ingredienti. Dai legumi alle verdure, dalla frutta secca alle spezie dolci come cannella e vaniglia. Questa versatilità lo rende adatto a qualsiasi pasto, dalla colazione alla cena, contribuendo sempre a bilanciare il piatto con i suoi nutrienti.

Un altro punto di forza è la sua digeribilità: l’amaranto è naturalmente privo di glutine e risulta ben tollerato anche da chi ha intestini sensibili. La scienza ci dice che ben il 93% dei suoi componenti viene digerito e assorbito, motivo per cui in alcune culture tradizionali i semi di amaranto venivano usati perfino nelle pappe per neonati e nel cibo per gli anziani. Inserito gradualmente nella dieta, difficilmente crea problemi di gonfiore o pesantezza; al contrario, le sue fibre “gentili” aiutano a regolarizzare il transito intestinale senza irritare. In generale, la maggior parte delle persone può consumare amaranto anche quotidianamente senza difficoltà.

L’importante è ascoltare il proprio corpo: introdurre l’amaranto poco a poco, osservare le proprie sensazioni, e variarlo con altri cereali nella settimana. Se ben tollerato, potrà diventare un pilastro salutare della tua alimentazione, portando varietà ed equilibrio con la sua semplice presenza.
Se soffri di condizioni particolari (come diabete, colon irritabile, patologie infiammatorie intestinali, problemi renali…) è sempre consigliabile chiedere consiglio a un medico o nutrizionista su come introdurlo correttamente.

Come Utilizzare l’Amaranto in Cucina

Versatile e nutriente, l’amaranto può essere impiegato in cucina in tantissimi modi – dal dolce al salato, dalla colazione alla cena. Il suo sapore neutro, leggermente terroso e nocciolato, si presta ad essere abbinato sia a ingredienti dolci (frutta fresca, cacao, miele o sciroppo d’acero) sia a quelli salati (verdure, legumi, formaggi o tofu).

Non aver paura di sperimentare: una volta presa confidenza, scoprirai che l’amaranto può diventare un fedele alleato tra i fornelli, rendendo più sani e originali tanti piatti di tutti i giorni. Ecco alcuni consigli pratici per sfruttarlo al meglio.

Come cucinare l'amaranto

Ammollo e cottura dell’amaranto

Come molti cereali integrali, anche l’amaranto beneficia di un po’ di ammollo prima della cottura. Lasciare i semi in acqua per qualche ora (ad esempio 4-6 ore, o tutta la notte) aiuta ad ammorbidirli, ridurre i tempi di cottura e migliorarne la digeribilità. Basta coprire l’amaranto con il doppio di acqua; Il risultato? Un amaranto più tenero, leggero e pronto a cuocere in minor tempo. Sebbene l’ammollo non sia strettamente necessario, facendolo i chicchi risulteranno meno gelatinosi e il loro sapore diverrà ancora più delicato.

Dopo l’ammollo, puoi procedere con la cottura vera e propria, preferibilmente utilizzando il metodo per assorbimento. Se non l’hai mai utilizzato, trovi dritte utili nell’articolo Cottura per Assorbimento: la Guida↗︎.
A fine cottura, spegni il fuoco e lascia riposare coperto per 5 minuti: il vapore completerà la cottura e asciugherà eventuale liquido residuo, rendendo i chicchi soffici ma non collosi.

cucinare insieme

💡Un piccolo trucco: tosta i chicchi di amaranto in padella per 2-3 minuti prima di versare sopra l’acqua, mescolando continuamente. Sprigioneranno un profumo irresistibile di nocciola e malto, e il piatto finale avrà un gusto ancora più intenso. L’amaranto cotto può essere usato al posto del riso, del cous cous o di altri cereali per creare insalate, zuppe dense o primi piatti alternativi.

  • Prova ad esempio un’insalata tiepida di amaranto con verdure al forno e un filo d’olio extravergine: un piatto semplice ma carico di energia, fibre e sapore.
  • In inverno, i chicchi lessati si possono aggiungere a minestroni e vellutate per aumentarne la sostanza.
  • Grazie alla sua leggera viscosità, l’amaranto in chicchi è ottimo anche per addensare ripieni e sformati, oppure come base per polpette e burger vegetali (funge da legante naturale una volta raffreddato).
    Insomma, i semi interi regalano consistenza e nutrienti a un’ampia gamma di preparazioni, con grande semplicità.

Amaranto soffiato

Una forma divertente e pratica per consumare l’amaranto è quella soffiata (puffata), simile ai più comuni cereali soffiati come riso e miglio. I minuscoli pop-corn di amaranto si possono acquistare già pronti (spesso nelle sezioni bio dei supermercati) oppure realizzare in casa in pochi minuti. Basta scaldare bene una padella dal fondo spesso, versare un cucchiaio di semi di amaranto secchi e coprire subito con un coperchio di vetro: in 10-15 secondi i semi inizieranno a scoppiettare, saltando e trasformandosi in palline bianche grande poco più di un granello di sabbia. Appena lo scoppiettio rallenta, togli la padella dal fuoco e travasa l’amaranto soffiato in una ciotola. Ripeti l’operazione con un altro cucchiaio di semi fino ad averne la quantità desiderata (attenzione a non bruciarli: data la velocità del processo, conviene procedere poco per volta).

L’amaranto soffiato è pronto all’uso e molto croccante. Puoi aggiungerlo allo yogurt o al bevanda vegetale a colazione, insieme a frutta fresca, per un muesli senza glutine fatto in casa. Oppure spolverarlo su vellutate e insalate per dare un tocco di croccantezza e originalità (un vero “segreto da chef” che stupisce tutti!). Con l’amaranto soffiato si possono preparare anche deliziose barrette energetiche mescolandolo a miele o sciroppo d’acero e frutta secca, oppure usarlo come base per porridge istantanei: basta versarlo in latte caldo vegetale con un po’ di cacao o cannella.
Essendo già cotto, mantiene tutte le sue proprietà nutritive ed è molto digeribile.
È ideale per chi ha poco tempo ma non vuole rinunciare ai benefici di questo cereale: in un attimo aggiungi proteine, fibre e minerali ai tuoi spuntini quotidiani. Insomma, l’amaranto soffiato unisce gusto e praticità e diverte anche i bambini con i suoi chicchi scoppiettanti!

Farina di amaranto

La farina di amaranto ha un sapore caratteristico, con sentori tostati che ricordano la frutta secca e il malto. Può essere utilizzata pura o, più frequentemente, mescolata ad altre farine senza glutine per preparare prodotti da forno sia dolci che salati. Ad esempio, si può unire farina di amaranto a farina di riso (per impasti soffici e dal gusto integrale) o a farina di quinoa (per ricette salate rustiche). Ottimo anche l’abbinamento con amidi come tapioca o fecola di patate, che ne mitigano la consistenza assorbente e migliorano la lievitazione.

Bisogna infatti tenere presente che la farina di amaranto è priva di rete glutinica e tende ad assorbire molta acqua: da sola non è adatta a pani soffici o torte lievitate, ma rende il meglio di sé in preparazioni che richiedono compattezza. È ideale per addensare salse e creme (ne basta un cucchiaio per dare corpo a zuppe e vellutate), oppure per compattare polpettoni e ripieni di verdure. Nella panificazione casalinga senza glutine, aggiungere una percentuale di farina di amaranto all’impasto apporta nutrienti extra e un aroma più complesso. Ad esempio, puoi preparare dei biscotti integrali o una base di crostata usando un mix di farina di amaranto e grano saraceno: otterrai un prodotto friabile, profumato e ricco di fibre (famosa è la crostata di amaranto e marmellata che sfrutta proprio queste caratteristiche).

💡Un consiglio pratico: se il gusto deciso della farina di amaranto risulta troppo marcato, puoi tostarla in forno a 90°C ; diventerà più delicata e “rotonda” al palato. Inoltre, conservala sempre in un barattolo ben chiuso, al riparo da luce e calore – meglio se in frigorifero, soprattutto in estate. Essendo ricca di grassi buoni, tende a irrancidire più rapidamente delle farine raffinate. Puoi anche macinare i chicchi di amaranto al momento con un macinacaffè, così da avere sempre farina fresca e profumata all’occorrenza. Sperimentare con la farina di amaranto in cucina significa aggiungere creatività e nutrienti alle ricette tradizionali, scoprendo nuove consistenze e sapori in linea con una cucina naturale e senza sprechi.

porridge di amaranto con latte d

Bevanda di amaranto

Forse meno conosciuto del famoso latte di soia o di avena, esiste anche il “latte di amaranto”, una bevanda vegetale ottenuta dai semi. Prepararlo in casa è semplice: dopo aver ammollato 50 g di amaranto decorticato per 5-6 ore, sciacqualo e cuocilo con 750 ml di acqua e un pizzico di sale per circa 15 minuti. Frulla poi il tutto e filtra con un colino fine: otterrai una bevanda cremosa dal colore beige chiaro.

Questo “latte” di amaranto è naturalmente dolce e ricco (grazie agli amidi gelificati durante la cottura) ed è ottimo da utilizzare in frullati, porridge o come base per budini vegetali. Trattandosi di una preparazione casalinga senza additivi, va consumata entro 2-3 giorni e conservata in frigorifero. Può essere una curiosa alternativa per variare le bevande vegetali, soprattutto per chi è intollerante al glutine e cerca qualcosa di diverso dai soliti latti di riso o mandorla. Certo, l’amaranto non rende quantità elevate di liquido (la resa è bassa rispetto ad altri cereali), ma vale la pena provarlo per gustare tutte le sfumature di questo seme versatile anche in forma liquida.

Da un punto di vista di sostenibilità, scegliere l’amaranto in forme il meno possibile lavorate (semi interi biologici, farine artigianali) è anche un modo per ridurre i passaggi industriali e l’impatto ambientale. L’amaranto è una pianta rustica che spesso viene coltivata con metodi naturali e in sistemi biologici grazie alla sua resistenza: optare per prodotti di origine controllata e locale, quando disponibili, significa fare bene a sé stessi e all’ambiente.

Amaranto e colesterolo

Tra i benefici più interessanti dell’amaranto c’è il suo contributo alla salute del cuore. Questo piccolo seme, infatti, contiene composti che aiutano a tenere sotto controllo il colesterolo nel sangue. In particolare è ricco di fitosteroli, molecole vegetali strutturalmente simili al colesterolo animale, che quando ingerite competono con l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale. Il risultato è una riduzione dei livelli di LDL (colesterolo “cattivo”) e spesso anche dei trigliceridi. L’amaranto apporta inoltre fibre solubili che formano un gel nell’intestino in grado di “intrappolare” parte dei grassi e del colesterolo alimentare, favorendone l’eliminazione.

Alcuni studi suggeriscono che un consumo regolare di amaranto possa contribuire ad abbassare il colesterolo totale e migliorare il profilo lipidico. Ad esempio, le ricerche evidenziano effetti positivi grazie ai suoi peptidi bioattivi e antiossidanti, che riducono l’infiammazione nei vasi sanguigni e proteggono dall’aterosclerosi.

Ovviamente, l’amaranto da solo non fa miracoli: va inserito in un contesto di dieta equilibrata e povera di grassi saturi. Tuttavia, sceglierlo come alternativa a cereali raffinati o ad alimenti animali può essere un piccolo passo in più per prendersi cura del proprio cuore.

Ad esempio, una porzione di amaranto in insalata al posto di un piatto di pasta condita aiuta a incrementare l’apporto di fibre e fitosteroli nella giornata. Anche l’olio di amaranto (ricavato dai semi) è oggetto di studi per l’elevato contenuto di squalene e vitamina E, un composto che favorisce il controllo del colesterolo e funge da antiossidante naturale. Insomma, l’amaranto sembra proprio essere un amico del sistema cardiovascolare: povero di sodio, privo di colesterolo, ricco di fibre e steroli vegetali, è un ingrediente che merita di comparire più spesso nei menu di chi tiene alla salute del cuore.

Amaranto e diabete

L’amaranto può rivelarsi un alimento alleato anche per chi convive con il diabete o vuole prevenire sbalzi glicemici. Rispetto ai cereali comuni, infatti, l’amaranto ha un indice glicemico relativamente basso (medio-basso) e carboidrati a lento rilascio. Ricordiamo che non esistono cibi magici: l’amaranto non è una cura per il diabete, ma è sicuramente un tassello intelligente di un’alimentazione varia e consapevole. Inserirlo regolarmente, alternato ad avena, legumi, quinoa e altri alimenti, aiuta il corpo a mantenere l’equilibrio glicemico, soprattutto se abbinato a porzioni abbondanti di verdure e a grassi buoni (olio d’oliva, frutta a guscio) che ulteriormente rallentano l’assorbimento degli zuccheri.

Amaranto e colon irritabile (IBS)

Chi soffre di sindrome del colon irritabile (IBS) trova spesso nell’amaranto un cereale amico dell’intestino. Essendo privo di glutine e povero di zuccheri fermentabili, l’amaranto risulta basso in FODMAP (i carboidrati a corta catena che possono dar fastidio a chi ha IBS) se consumato in porzioni moderate. Le fibre dell’amaranto, inoltre, sono in gran parte solubili e gelificanti, quindi generalmente ben tollerate anche dagli intestini più sensibili. Nell’IBS, l’amaranto può aiutare a regolarizzare il transito: forma una sorta di massa soffice che ammorbidisce le feci in caso di stitichezza, ma al tempo stesso assorbe liquidi in eccesso in caso di feci molli. Differentemente dalla crusca di frumento (ricca di fibre insolubili spesso irritanti), l’amaranto crea un gel delicato che accarezza le pareti intestinali invece di graffiarle. Questo può tradursi in meno gonfiore, meno dolore e una migliore regolarità per chi ha un colon “difficile”.

Ovviamente, queste sono informazioni generiche. Se hai condizioni di salute particolari, per informazioni riguardo l’introduzione nella tua dieta, consigliati con un professionista, biologo nutrizionista, quale saprà consigliarti al meglio.

Domande Frequenti

L’amaranto fa ingrassare?

No, se consumato nelle giuste quantità, l’amaranto non fa ingrassare. Anzi, può aiutare a mantenersi in forma. È ricco di fibre e proteine che aumentano il senso di sazietà e riducono la fame nervosa, evitando spuntini inutili. Una porzione di 50 g di amaranto crudo (che corrisponde a circa 120-130 g cotto) apporta meno di 200 kcal e sazia quanto una porzione di pasta da 80 g. L’importante è non eccedere con le quantità e introdurlo all’interno di una dieta varia ed equilibrata.

L’amaranto aiuta a dimagrire?

Sì, inserito in una dieta equilibrata l’amaranto può favorire la perdita di peso o il controllo del peso. Le sue fibre solubili tendono a gonfiarsi nello stomaco formando un gel che prolunga la sazietà, mentre i carboidrati a lento assorbimento evitano picchi glicemici e forniscono energia costante. Ciò significa meno attacchi di fame e una migliore gestione dell’appetito.

Sostituire alimenti raffinati con l’amaranto è una buona strategia: ad esempio, a colazione scegliere un porridge di amaranto con frutta invece di brioche o cereali zuccherati riduce le calorie e aumenta la qualità nutritiva del pasto. Oppure a pranzo usare l’amaranto al posto del riso bianco in un’insalata ti darà più fibre e proteine a parità di quantità. Naturalmente, da solo non basta a dimagrire: va inserito in un contesto di dieta ipocalorica bilanciata e attività fisica. Ma come alleato saziante e nutriente, l’amaranto può essere un ottimo compagno di viaggio in un percorso di dimagrimento.

Chi dovrebbe evitarlo o limitarlo?

Quasi tutti possono consumare amaranto, ma serve un po’ di cautela in alcuni casi particolari. Ecco chi dovrebbe limitarlo o fare attenzione:

  • Chi soffre di calcoli renali o gotta
  • Chi soffre di artrite reumatoide
  • Chi ha insufficienza renale
  • Chi è allergico al nichel o a componenti specifiche
  • Neonati e bimbi molto piccoli
  • In associazione a pasti iperproteici: avendo già molte proteine, sarebbe sconsigliato consumare un piatto abbondante di amaranto insieme a grandi quantità di carne, uova o formaggi nello stesso pasto. Si rischia un carico proteico eccessivo, inutile e potenzialmente pesante da digerire. Meglio abbinarlo a verdure e fonti proteiche vegetali o a piccole porzioni di proteine animali.

Come si conserva l’amaranto?

L’amaranto in chicchi si conserva a lungo, ma è importante tenerlo in un contenitore ermetico, al riparo da luce, calore e umidità, ad esempio in dispensa, in un barattolo di vetro ben chiuso. Così i semi mantengono intatti sapore e proprietà per 6-8 mesi senza problemi. In estate, se fa molto caldo, puoi valutare di conservare i chicchi anche in frigorifero per sicurezza, soprattutto se l’ambiente è umido.

La farina di amaranto tende a deteriorarsi più velocemente: meglio tenerla in frigo già dopo l’apertura, ben sigillata, e consumarla entro 2-3 mesi.
💡Un trucco della nonna per le farine è inserire una foglia di alloro nel barattolo, che aiuta a tenere lontani eventuali insetti e muffe grazie ai suoi oli essenziali.

L’amaranto soffiato va conservato in luogo asciutto e, se possibile, in una scatola di latta o barattolo chiuso: teme molto l’umidità, che lo farebbe ammosciare perdendo croccantezza. Una volta aperta la confezione, travasalo in un contenitore sigillato.

In generale, come tutti i semi e cereali integrali, l’amaranto è bene controllarlo visivamente di tanto in tanto: se noti piccoli insetti, ragnatele (farfalline del cibo) o odori rancidi, significa che è stato attaccato o è andato a male, in tal caso meglio non consumarlo. Ma con le giuste accortezze di conservazione, difficilmente avrai problemi: l’amaranto è un alimento secco e piuttosto stabile. Ricorda infine di tenere sempre i barattoli al riparo dalla luce diretta del sole e, una volta terminato il contenuto, di lavarli bene prima di riempirli con nuovo prodotto. Così facendo, il tuo amaranto resterà fresco e fragrante fino all’ultimo chicco!

Perché inserire l’amaranto nella tua cucina

L’amaranto è un ingrediente antico ma modernissimo, capace di trasformare i tuoi piatti quotidiani in occasioni di benessere. Che tu voglia preparare una colazione sana, un pranzo leggero o una cena nutriente, questo piccolo seme si adatta facilmente: dal porridge del mattino alle zuppe serali, dalle insalate estive ai dolci senza glutine, non c’è quasi pietanza dove l’amaranto non possa trovare posto. Ha un sapore mite che piace anche ai più piccoli; è economico, facile da reperire. Lo trovi nei supermercati più forniti, nei negozi bio e online e si presta a mille interpretazioni.
Inoltre, scegliere l’amaranto significa abbracciare un alimento dall’identità antica e genuina, un cereale che per millenni ha nutrito intere popolazioni in armonia con la natura, e che oggi torna sulle nostre tavole per nutrire in modo completo e rispettoso del corpo.

Inserendo l’amaranto nella tua dispensa, stai facendo una scelta consapevole che nutre il corpo e coccola l’anima, in perfetto stile Cucina del Benessere. Buon appetito consapevole!

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