Glifosato: Quando il Veleno Entra nel Piatto

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Una domanda da anni rimbalza tra laboratori, ministeri e tavole di cucina: il glifosato è davvero pericoloso per la nostra salute? Per troppo tempo la risposta è rimasta sospesa in un limbo di “forse”, “probabilmente”, “non ci sono prove sufficienti”. Ma ora qualcosa è cambiato. E vale la pena fermarsi a capirlo.

Lo Studio che Cambia le Carte in Tavola

Il 10 giugno 2025, sulla prestigiosa rivista Environmental Health, è stato pubblicato uno studio destinato a far discutere. A firmarlo è la dottoressa Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini di Bologna, insieme a Simona Panzacchi, Eva Tibaldi, Philip J. Landrigan e Daniele Mandrioli, un team di ricercatori indipendenti che non ha avuto timore di andare controcorrente.

Trentuno pagine. Dense, rigorose, inequivocabili. Il tema: la cancerogenicità del glifosato, l’erbicida più utilizzato al mondo, che irrora i campi e che, troppo spesso, arriva silenzioso anche nei nostri piatti.

Ma cosa diceva la scienza fino a ieri? Perché tutto questo clamore ora?

IARC vs EFSA: Anni di Contraddizioni

Per capire il peso di questo studio, occorre fare un passo indietro.

Nel 2015, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) aveva già classificato il glifosato come “probabile cancerogeno per l’uomo”. Una presa di posizione forte, che aveva scatenato polemiche internazionali.

L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, aveva invece risposto in senso opposto: “non ci sono evidenze sufficienti”. Una conclusione che aveva lasciato consumatori e agricoltori in una zona grigia di incertezza.

Chi aveva ragione? Il nuovo studio Ramazzini risponde con dati alla mano.

Cosa Hanno Scoperto i Ricercatori

La sperimentazione è durata oltre due anni. I ricercatori hanno esposto ratti Sprague-Dawley al glifosato, in forma pura e in formulazioni commerciali, a partire dal sesto giorno di gestazione. Le dosi utilizzate? Esattamente quelle considerate “sicure” secondo la normativa europea: 0,5 – 5 – 50 mg/kg al giorno.

I risultati emersi hanno sollevato interrogativi importanti: tumori multipli, in sedi diverse, in entrambi i sessi. Molti di questi tumori sono rari nei ratti di laboratorio. Eppure si sono manifestati, e con frequenza crescente all’aumentare della dose.

Il quadro che emerge invita a non considerare il glifosato come completamente privo di rischi, anche ai livelli attualmente ritenuti sicuri dalla normativa.

Cos’è il Glifosato e Perché Non Resta nei Campi

Il glifosato è un erbicida non selettivo: elimina le erbacce, ma non fa distinzioni. Una volta spruzzato, penetra nel suolo, raggiunge le falde acquifere, si accumula nei raccolti. E da lì, inevitabilmente, arriva a noi.

Ma c’è un aspetto che spesso viene sottovalutato: il suo impatto sul microbiota intestinale. Questo ecosistema invisibile, abitato da miliardi di microrganismi, regola la digestione, sostiene il sistema immunitario, influenza persino il nostro umore. Il glifosato, per la sua azione su alcuni microrganismi, potrebbe interferire con l’equilibrio del microbiota intestinale, un aspetto su cui la ricerca è ancora in evoluzione e oggetto di approfondimento.

In parole semplici: uccide le erbacce nel campo, e rischia di fare lo stesso con la biodiversità che vive dentro di noi.

💡 Lo sapevi? Il glifosato si trova anche in farine, legumi secchi e preparati importati da Canada, USA e altri Paesi che lo usano in pre-raccolta, cioè per essiccare artificialmente le colture prima della mietitura. Una pratica vietata in Italia, dove la maturazione avviene naturalmente.

La Legge in Italia

Nel nostro Paese, il glifosato è vietato nelle aree frequentate dalla popolazione: parchi, giardini, scuole, ospedali, campi sportivi. È inoltre proibito l’uso in pre-raccolta per accelerare la maturazione.

Fin qui, tutto bene. Il problema è ciò che arriva dall’estero.

Come sottolinea Coldiretti, con l’accordo commerciale CETA tra UE e Canada, le importazioni di grano duro canadese sono aumentate negli ultimi anni, anche dopo l’entrata in vigore dell’accordo CETA. Italia, primo Paese al mondo per consumo di pasta, importa tonnellate di questo grano per soddisfare la domanda interna. Lo stesso vale per ceci, lenticchie e fagioli: spesso essiccati artificialmente con questo erbicida prima di arrivare nei nostri supermercati.

La domanda sorge spontanea: ha senso vietarlo sul territorio italiano, se poi lo importiamo?

Perché Ti Riguarda – Anche Se Non Sei un Agricoltore

Non devi vivere in campagna o coltivare un orto per essere esposto al glifosato. Entra nell’acqua, nel cibo, nella terra. È il filo invisibile che attraversa la filiera alimentare moderna.

E mentre ci preoccupiamo di scegliere cibi bio, di leggere le etichette, di cucinare in modo sano, spesso dimentichiamo che il primo passo verso il benessere è sapere cosa c’è in ciò che mangiamo.

Non serve diventare esperti di tossicologia. Serve informarsi e scegliere con consapevolezza. Non accettare passivamente un sistema che, troppo spesso, mette il profitto prima della salute.

Il Cibo Come Scelta

In Cucina del Benessere parliamo ogni giorno di ingredienti semplici, stagionali, rispettosi della natura. Di piatti che nutrono e sostengono. Questo studio ci ricorda che non basta scegliere cosa mangiamo, conta anche come è stato coltivato.

Perché un frutto non è solo un frutto. Può essere nutrimento puro… o un rischio silenzioso che non vedi e non senti.

Cosa Puoi Fare

Non c’è bisogno di stravolgere tutto. Piccoli passi, ogni giorno, fanno la differenza:

  1. Scegli il Biologico: Prediligi ingredienti biologici e da filiere certificate e trasparenti.

    Nel nostro articolo Cos’è il Biologico e Perché Sceglierlo: Storia, Valori e Benefici↗︎ trovi tutte le risposte.
  2. Preferisci i Grani Antichi: Sostituisci le farine di grani moderni con alternative come il Senatore Cappelli o altri grani antichi, spesso meno manipolati e più digeribili.

    In Grani Antichi: un Tesoro da Risvegliare in Cucina↗︎ trovi info utili.
  3. Sostieni il Locale: Acquista da agricoltori locali che utilizzano metodi naturali e rispettosi dell’ambiente. Conosci chi produce ciò che mangi

  4. Diffondi Consapevolezza: Parla di questi temi con amici e familiari. La conoscenza è il primo passo per un cambiamento collettivo.

📄 Vuoi leggere lo studio completo? 👉 Carcinogenicity study – Environmental Health, giugno 2025 (PDF)

La verità è lì, scritta in trentuno pagine di scienza. Non possiamo più fingere di non vederla.

Mangiare bene significa anche questo: scegliere con coraggio, dire no a ciò che ci nuoce, dire sì a ciò che ci fa vivere in salute. E non c’è gesto più rivoluzionario, e più dolce, che fare la spesa con amore e consapevolezza.

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