Schiacciata con l’Uva

Schiacciata con l’Uva

Porzioni: 8 Tempo totale: 1 ora 5 min Difficoltà: Intermedio
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Un dolce contadino, semplice ma ricco di memorie.

Ho vissuto a Firenze per vent’anni, e se c’è un sapore che per me fa rima con settembre, è proprio la schiacciata con l’uva. Dolce ma non troppo, morbida ma con una crosticina croccante, semplice e contadina come solo le cose vere sanno essere. La preparo con farina di farro e lievito madre, e la condisco con zucchero di cocco integrale e uva fragola che, aimè vorrei che fosse sulla tavola per un periodo più lungo. La magia avviene in forno, lentamente. Ogni volta che la sforno, torno a quei pomeriggi di vendemmia toscana, e basta un morso per rendere la mia giornata speciale.

schiacciata con uva pinit
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Schiacciata con l’Uva

Difficoltà: Intermedio Tempo di preparazione 15 minuti Tempo di cottura 50 minuti Tempo totale 1 ora 5 min
Temperatura di cottura: 180  C Porzioni: 8

Descrizione

Questa schiacciata con l’uva è la merenda della vendemmia: morbida, rustica e profumata. Si prepara con lentezza e amore. E quando la sforni… sa di casa.

Ingredienti per 1 teglia (8 porzioni circa)

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Preparazione

  1. Impasta con calma

    Sciogli il lievito madre  nella metà dell’acqua tiepida. Aggiungi circa metà della farina e mescola fino a ottenere una pastella morbida. Lascia riposare 30 minuti: questo piccolo passaggio aiuta l’impasto a prendere vita con più leggerezza.

    Trascorso il tempo, unisci il resto della farina, poi l’olio extravergine, il sale e, poco per volta, la restante acqua. Impasta con le mani fino a ottenere una massa liscia, morbida e piacevolmente elastica. 

    Trasferiscila in una ciotola leggermente unta, copri con un panno pulito e lascia lievitare al riparo dalle correnti, fino al raddoppio: ci vorranno circa 5-6 ore, a seconda della temperatura dell’ambiente.

  1. Assembla la schiacciata

    Stendi 2/3 dell’impasto in una teglia (22x30 cm) rivestita con carta forno, lasciando un bordo.

    Distribuisci sulla base la metà dell’uva nera, già lavata e sgranata. Aggiungi un paio di cucchiai di zucchero di cocco integrale e un filo d’olio.

    Stendi ora il secondo pezzo di impasto e usalo per coprire la farcitura, sigillando bene i bordi con le dita.

    Completa con l’uva rimanente distribuita in superficie, un altro giro d’olio extravergine e ancora uno o due cucchiai di zucchero di cocco integrale per creare quella crosticina dorata e fragrante.

  1. Inforna… e aspetta la magia

    Preriscalda il forno a 180°C statico. Cuoci la schiacciata per circa 50 minuti, poi ultimi 5 minuti in modalità ventilata per una finitura croccante e dorata. Quando i bordi iniziano a colorarsi e l’uva fa le prime bolle… è il momento giusto per sfornare. Ricordati sempre di controllare il forno e ridurre o allungare i tempi di cotture secondo necessità.

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Posso usare altra farina al posto del farro?

Sì! Puoi sostituire la farina di farro con una farina di grani antichi tipo 1 o 2,  ma attenzione ai tempi di assorbimento dell’acqua: regola la quantità poco alla volta. E ricordati che i grani antichi non amano essere lavorati a lungo, quindi è preferibile lavorare l'impasto a mano ( e non in planetaria).

Posso ridurre o aumentare lo zucchero?

Certo. La dolcezza dell’uva fa già buona parte del lavoro. Se preferisci, puoi diminuire leggermente lo zucchero o usarlo solo in superficie per una crosticina caramellata. Se invece il tuo palato non è ancora abituato ai sapori meno dolci, aggiungine un po' di più, ma ricordati che meglio non usare troppo ucchero. Anche se è di cocco, sempre zuccheri liberi sono! 

Posso impastare il giorno prima?

Sì. Dopo la prima lievitazione, puoi mettere l’impasto in frigo e lasciarlo maturare per 12 ore. Ti basterà tirarlo fuori un’oretta prima di stenderlo.

E se non ho pronto il lievito madre?

Puoi usare 4 g di lievito di birra secco o 10 g fresco. Ma non dirlo al tuo lievito madre, potrebbe offendersi. Ricordati di aggiustare i tempi di lievitazione di conseguenza.

Andrea Mente, cuore e forchetta dietro Cucina del Benessere

Credo nella qualità, nei gesti semplici e nei piatti che parlano da soli. Se una ricetta ti fa sorridere e ti fa stare bene… è quella giusta.

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